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Questa intervista, a cura di Lavinia Farnese, è uscita sul numero di Vanity Fair in edicola dal 22 maggio 2018. Tutte le foto sono a cura di Federico Allocca.

Il progetto fotografico vede la collaborazione di KIKO Milano e Converse.

La preoccupazione di Elisa Maino, nei suoi 15 anni, è che, da qualsiasi età la si guardi, non la si giudichi prima di avere ogni elemento per capirla. Così, a ogni social o web star che nomina, sgrana gli occhi, si sospende, e dopo un silenzio in cui non nasconde tutte le incertezze che ha su di te, chiede: «Sai che cos’è? Di chi sto parlando?». Va velocissima.

Nata nel 2003 sotto il segno del Capricorno a Rovereto, in provincia di Trento, cresce ad Arco, un paesino vicino a Riva del Garda così piccolo e chiuso che non le basta. «Sempre sentita in una campana di vetro: quindicimila anime, ogni giorno le stesse». Un pomeriggio si avvicina al fratello più grande intento nei game online: «Fammi vedere come funziona, questo Internet che tutti demonizzano, che qui nessuno capisce». È attrazione totale. Vuole creare dei video, metterli in rete. Può, ma a un patto con i genitori (mamma geometra, papà impiegato): che sia con la sua migliore amica. «In due meglio che sola». È il 21 giugno 2015: con Samantha Zanella si presentano in un canale. Fanno cose come bendarsi e indovinare cibi: «Sono capperi, non cioccolata». Tre mesi dopo raggiungono i mille iscritti: «Ci sembravano un traguardo sensazionale». Era solo un gioco, ma già ambiva ad altro. Le strade si dividono presto. Elisa ama il make-up, per un Natale le regalano un iPad e lei dalla sua camera apre una finestra digitale solo sua.

Oggi è la muser più seguita in Italia: oltre tre milioni di follower, nella top ten mondiale di Musical.ly., «un’app di clip dai 15 secondi al minuto in cui si mimano gesti, si balla, canta, recita utilizzando il labiale in lip-sync». Che cosa significhi è presto detto: collaborazioni discografiche con Warner Music e un romanzo edito da Rizzoli. Titolo, #Ops: «Che è un hashtag, il mio modo di reagire alla sbadataggine di quando rovescio l’acqua mentre studio, una canzone di Mr. Rain, ma soprattutto l’acronimo di una frase di mia nonna, prima di morire: “Ora puoi scordarmi”».